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Metodo di studio: quanto tempo passava Einstein a studiare?

Albert Einstein è stato un grande fisico e filosofo tedesco neutralizzato statunitense, è considerato uno dei più grandi contributori per numerose ricerche fisiche e scientifiche, la sua formula più famosa è l’equivalenza massa-energia E = mc2 riconosciuta anche come l’equazione più famosa al mondo. Tuttavia Albert Einstein aveva delle abitudini ambigue, tutto quello che non si aspetterebbe da un genio e tutti siamo curiosi di sapere il metodo di studio che gli ha permesso di raggiungere tanti risultati nella sua vita professionale.

Il sonno per il cervello è molto importante ed è indispensabile se vogliamo essere efficienti, Albert prendeva queste regole molto seriamente e sembra che dormisse circa 10 ore a notte e si concedeva anche brevi pisolini, secondo lui quando i muscoli si rilassavano era arrivato il momento di svegliarsi. Molte ricerche hanno dimostrato che dopo 8 ore di sonno le capacità matematiche e di intuizione siano migliori, siccome il sonno alterna varie fasi. Un’altra strana abitudine di Einstein era quella di andare in giro senza calzini, nessuna ricerca dimostra che questa bizzarra abitudine aumenti l’intelligenza o la stimoli, anche se questa sua strana abitudine ha dimostrato la sua estrema curiosità.

Metodo di studio

Per metodo di studio si intende un procedimento che garantisce il risultato di un lavoro, ognuno possiede un proprio metodo, alcuni l’hanno già trovato altri sono ancora alla ricerca di quello che si addice di più. Lo studente moderno è molto preso dai social network e ci trascorre molto tempo, ogni distrazione è un ottima soluzione per non studiare, riceve chiamate e guarda serie tv. Così vengono sprecate ore preziose in modo futile, Albert Einstein aveva un obiettivo preciso, e non si lasciava trasportare dalle distrazioni. Per il grande genio della fisica le passeggiate quotidiane erano una routine, percorreva ogni giorno a piedi i km che separavano casa sua dall’Università, egli sosteneva che camminare apportava benefici per la creatività.

Concentrasi sull’azione del passeggiare ed elaborare le informazioni, favorisce l’intuizione creativa. Ai suoi tempi i problemi legati al tabacco erano quasi sconosciuti, per cui la sua pipa era immancabile, Albert riteneva che fumare contribuisse a formulare ragionamenti lucidi. Anche se ad oggi sappiamo che il fumo assottiglia la corteccia celebrale e depriva il cervello di ossigeno, inoltre ostacola la crescita dei neuroni. Nel 1915 Einstein aveva appena finito di lavorare alla sua teoria più famosa e in quell’anno scrive una lettera per suo figlio Hans Albert, definendo la teoria della relatività la più bella di tutta la sua vita.

Nella stessa lettera Einstein ammetteva che il segreto dello studio è divertirsi, sembra assurdo ma molte teorie pedagogiche si basano sull’idea di un apprendimento molto più semplice se viene accostato al divertimento o al gioco. Da un tipo come lui, considerato il genio di tutti i tempi, non ci si aspetta una simile riflessione, eppure il suo consiglio era molto semplice e preciso. L’apprendimento deriva dalla risoluzione di problemi difficili, una cosa che appare evidente quando si guarda la prima scolarità di Einstein è il suo disgusto per la memorizzazione e per la frequenza delle lezioni. Il professore di fisica che lo bocciava, lo faceva spesso, perché Einstein saltava le lezioni. Come lui stesso afferma: Ho marinato molto e ho studiato i maestri di fisica teorica con un sacro zelo a casa.

Einstein imparò la fisica, non frequentando doverosamente le lezioni, utilizzo un metodo di studio diverso, giocando ossessivamente con le idee e le equazioni da solo. Fare, non ascoltare, è stato il punto di partenza di come ha imparato la fisica. Ciò che è importante notare qui non è solo il metodo di dimostrare le proposizioni per imparare la fisica, ma anche la spinta a farlo. È chiaro che la curiosità di Einstein non era semplicemente quella di eseguire in modo adeguato, ma di sviluppare una profonda comprensione e intuizione dei concetti fisici. La curiosità era la sua motivazione per imparare la fisica. Einstein, che sapeva essere piuttosto pigro e ostinato quando una materia non lo interessava, aveva comunque un’intensa passione per la comprensione delle cose, la curiosità era anche, nella sua mente, la ragione più grande delle sue realizzazioni. E, quindi, anche se il genio di Einstein può essere fuori dalla portata della maggior parte di noi, la sua curiosità, la sua umiltà e la sua tenacia ed il suo metodo di studio meritano comunque di essere emulati.

10/04/2020

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