Formazione Online da 15 Anni

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Damiana che ogni mattina esce a cercare i colori

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Da Paternò a Potenza, passando per Roma, Parigi, Milano: l’artista e designer siciliana racconta il suo percorso di perseveranza, coraggio e determinazione.

 

«Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori». La frase è di Cesare Pavese, ma calza a pennello (è il caso di dire) a Damiana Spoto. A 37 anni ha macinato chilometri, anche metaforici, per inseguire il suo sogno di bambina: giocare (seriamente) con i colori. «Da piccola – racconta Damiana – a 5-6 anni, imbrattavo le pareti di casa. Così mio padre, architetto con profilo da creativo (pittura e scultura), al fine di contenermi, mi portava con sé a dipingere e decorare le lastre di pietra lavica ceramizzata. Ero felice e non mi sono più fermata». Artista e designer, dopo una lunga gavetta ha creato il suo marchio, Le4uadre, e ha aperto un negozio-laboratorio nel centro storico del capoluogo lucano. Il coronamento di un’avventura iniziata subito dopo il diploma di maturità classica.

 

«Sì, sono andata a Roma per studiare all’Accademia di moda e costume, dove ho passato anni molto intensi: si studiava, ma soprattutto si sperimentava. Li ho imparato che  la forma è sostanza; che la superficie delle cose ha una profondità; che la materia ha un suo perché, una storia e dei riferimenti dai quali non si può prescindere. Ma presto Roma mi è diventata stretta e allora sono partita per Parigi, inizialmente come ragazza alla pari (per rasserenare i miei genitori), poi ho iniziato uno stage incentrato sulla sperimentazione del colore presso un laboratorio specializzato nella ricerca tendenze (Nelly Rodi, Lij Edelkoort). Uno di quelli che elaborano i trend book due volte l’anno che poi vengono acquistati dai marchi di tutti i settori, dalla Coca Cola alle griffe di moda, dell’arredamento, dell’automotive. È lo studio del lifestyle nel suo contesto economico e sociale. Da allora mi è rimasto questo approccio alle cose calato nella realtà».

 

Quanto sei rimasta a Parigi?

 

«Tre anni, finché sono stata selezionata da Gucci, per lavorare nelle calzature sportive. L’abbigliamento mi è sempre piaciuto e l’ho sempre perseguito. E così sono arrivata a disegnare la mia prima collezione per John Richmond (un mio capo, un gilet couture molto rock, lo indossava Raffaella Carrà quando fu ospite speciale ad un Sanremo). Poi sono venuti Pianura Studio e altri brand».

 

Come mai poi hai scelto la Basilicata?

 

«Essenzialmente per amore (di un lucano), ma amo molto anche questa terra: questi boschi, questi riti arborei ancestrali così altamente caratterizzanti. È una terra con una tavolozza di colori unica. Il cielo lucano è speciale, ha una punta di azzurro limpido esatta, mi dà grande ispirazione. Poi ci dev’essere senz’altro un motivo, un motivo profondo: ci sto lavorando». (ride)

 

Questo peregrinare fa pensare che sei una persona alla ricerca di un suo perché, che ha un bisogno continuo di sperimentare, di scoprire cose nuove sia dal lato professionale che personale.

 

«Sì, ho capito che se ti evolvi come persona, come essere umano, si evolve anche il tuo profilo creativo e artistico. È un’inquietudine di fondo, ma è un’inquietudine positiva, che ti porta ad andare oltre l’apparenza. Come ho detto, la forma ha sostanza e io sono alla costante ricerca di trovare la sostanza delle cose. Per me un oggetto non è solo un oggetto (di oggetti ne è pieno il mondo e non aspettano certo i miei). Un oggetto è un insieme di messaggi. Io cerco di rendere manifesti questi messaggi che hanno a che fare con le radici, la tradizione di un luogo, di una civiltà. Tutto sempre con umiltà e con i miei pochi mezzi, ma con il mio modo di vedere le cose e seguendo la mia direzione».

 

 

Che ti ha portato a Potenza, dove adesso hai un tuo brand e un laboratorio

 

«Prima avevo aperto un normale ufficio, ma mi sono resa conto che mi alienava dal contesto, non interagivo con le persone del luogo. Così ho aperto questa porticina tra me e loro investendo qui nel centro storico: uno spazio espositivo di vendita, in cui accolgo le “mie regine” (le mie clienti), e sul retro il laboratorio dove disegno, progetto e ricevo i primi prototipi. Ci sono le piante, i miei minerali, un bel finestrone a sud e tre scrivanie: una per la contabilità; una per il pc e una per i miei acquerelli».

 

Quindi prima dipingi e disegni e poi digitalizzi al computer?

 

«Dipende. Il più delle volte parto dai miei scatti fotografici che ritraggono elementi urbani e del territorio (dopotutto, il payoff del marchio le4uadre è Urban Poetry, poesia urbana): un marciapiede, un rosone medievale, il fregio di una chiesa rupestre. Poi renderizzo le foto al computer. Quando invece si tratta di elementi floreali, lì vado con gli acquerelli e poi trasformo il disegno in un file digitale. Insomma, uso una tecnica mista. In Accademia ci hanno insegnato ad usare più tecniche possibile per aiutare l’espressività».

 

Lasciare griffe importanti come Gucci per intraprendere una nuova strada irta di incognite: ci vuole un certo coraggio.

 

«Non so se sia coraggio o necessità interiore. Le mie esperienze sono sempre state finalizzate alla formazione. Mi dicevo: fai 10 anni di gavetta, meglio se all’estero; non ti far distrarre; non perdere tempo perché devi acquisire competenze che non hai. Quindi profilo basso, cammina e vai avanti. Ma, forse anche per la mia indole un po’ ribelle, avevo chiara la consapevolezza che ad un certo punto avrei trovato la sicurezza interiore di fare qualcosa di mio. Di mettere insieme i colori come dico io».

 

Intendi senza condizionamenti esterni? Senza che qualcuno, magari un direttore creativo, ti dica cosa devi fare?

 

«Sì, ma è importante fare bene entrambe le cose: saper lavorare in autonomia ma anche lavorare per progetti, seguire un brief. Poi è vero che ad un certo punto è talmente forte la volontà di esprimersi che devi essere libero».

 

Quindi il consiglio che daresti ad un neodiplomato è quello di farsi la sua bella gavetta allestero?

 

«Sicuramente sì, divertendosi però. Serve la predisposizione ad un’abnegazione iniziale. L’esperienza all’estero è estremamente arricchente, a livello personale e professionale».

 

Dovessi tornare indietro rifaresti tutto o cambieresti qualcosa?

 

«No, non cambierei nulla. Perché le scelte che ho fatto erano in funzione di quella che era la mia consapevolezza in quel momento. Avrei voluto un carattere meno emotivo, questo sì, ma quello non lo potrei comunque cambiare. Alla fine, penso di aver fatto proprio quello che volevo fare, pagando quello che c’era da pagare».

 

 

Intendi che essere perseveranti richiede sacrificio?

 

«Banalmente è un continuo sradicamento e radicamento. Piccoli terremoti emotivi. Lasci la tua famiglia, le cose e le persone che conosci per un mondo molto più grande e totalmente nuovo. Ho lasciato tante città, tante amicizie, piccoli mondi che però ora fanno parte di me. Ho dovuto ogni volta ricreare nuove situazioni, altrove. Questo sicuramente ti impone di uscire dalla tua zona di comfort e di darti da fare. Non ci sono scorciatoie. Io sono consapevole che le4uadre è un marchio piccolino, ma l’obiettivo che volevo raggiungere è la mia felicità interiore. E non è gratis».

 

C’è un prezzo da pagare, ma ci sono anche le soddisfazioni e i riconoscimenti, come nel caso del G20 di Matera.

 

«Beh, sì: sono stata compresa da chi di dovere; una conferma insomma. Si tratta dei regali istituzionali che la Regione Basilicata ha preparato per omaggiare le delegazioni dei 20 Grandi del pianeta. La Regione voleva un oggetto che fosse il frutto del saper fare lucano, della cultura lucana, con un profilo di innovazione e attraverso l’Apt ha indetto un concorso aperto a tutti gli “artieri” selezionati per la mostra collettiva Fucina Madre 2021 (che si è svolta a Matera dal 7 all’11 luglio). Il primo classificato è stato l’architetto potentino Biagio Lamberti, io sono arrivata seconda, terzo Luca Colacicco, innovativo falegname di terza generazione. Avrebbe dovuto vincere solo il primo classificato, invece la Farnesina ha scelto tutti e tre ex aequo, per diversificare l’offerta lucana (non solo legno, non solo tessile ecc). Per il mio progetto, sono partita dalle tre P (People, Planet, Prosperity) del tema del G20: una federa in lino con una stampa tratta da una fotografia scattata durante una delle mie escursioni tra i boschi che ritrae il fenomeno naturale detto “timidezza delle chiome” (le piante si autodeterminano in modo da non darsi fastidio l’una con l’altra). Ho scelto il cuscino perché evoca il sentimento del ristoro, del riposo, del ritorno a casa, dove puoi essere finalmente te stesso (metafora della Basilicata). Però serviva anche un profilo di innovazione e inoltre volevo inserire un elemento sensoriale, che evocasse l’esperienza concreta della passeggiata nella natura. Così, per farlo diventare un oggetto esperienziale,  ho inserito nella federa una tessera brevettata in caucciù, totalmente naturale, imbevuta di oli essenziali della macchia mediterranea, simbolo della biodiversità da preservare».

 

In conclusione, come si fa a trovare la propria strada, specialmente in questo momento così complicato?

«L’ideale è essere sempre in contatto con se stessi. Con il fanciullino interiore che sa dirci come stare bene perché ci conosce benissimo. Bisogna dargli ascolto. La strada è ricordarsi di quello che da bambini ci dava gioia. Io ero felice con i colori. Ho inseguito quel tipo di felicità. Ognuno di noi ha dei talenti e quei talenti vanno moltiplicati, quindi bisogna lavorarci. E ognuno di noi sa fare qualcosa meglio di qualcun altro. Chiediamoci sempre: cosa mi rende felice? In cosa posso fare la differenza? Cosa posso fare io meglio di qualcun altro? Senza troppo pensare a quanto costerà. La felicità raggiunta sarà più grande e ripagherà dei sacrifici. Questo è un momento paradossalmente molto fertile, siamo in uno spartiacque. Il mondo di prima è una vita fa; non è più applicabile, neanche dal punto di vista economico e lavorativo. Le tante mancanze e restrizioni però possono essere la chiave di lettura per nuovi desideri e nuove straordinarie occasioni».

Chi è Rosalba Fiore

E’ un’imprenditrice digitale, formatrice e consulente. Da oltre 10 anni all’albo dei periti ed esperti presso Camera di Commercio e consulente tecnico d’ufficio (CTU) del Tribunale di Potenza (accrediti li trovi qui), spesso ospite presso conferenze di settore in Italia e all’estero (conferenze le trovi qui).

Laureata in Matematica, ha conseguito numerose certificazioni internazionali ed ha completato la sua formazione nel 2018 con studi in economia e marketing alla prestigiosa Università americana Harvard Business School Online.

Ha un’esperienza ventennale, maturata come consulente e formatrice presso grandi multinazionali ad esempio AlitaliaPoste ItalianeAutostrade per l’ItaliaISUFI Istituto Superiore Universitario di Formazione Interdisciplinare etc. Rivedi la sua intervista che spiega i benefici che i clienti ottengono rilasciata a Millionaire.it >>

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