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Allevamento di cani: Luca Contarini, quando da una passione nasce una professione

Come si fa a trasformare una passione in un lavoro? Quasi sempre è una questione di scelte. Che all’inizio possono apparire avventate, ma che se sono guidate dalla consapevolezza, dall’impegno e dalla chiarezza di obiettivi di solito fanno centro.

 

Lo ha raccontato molto bene la scultrice Margherita Serra. Lo confermano le parole di Luca Contarini, che ad un certo punto, in quel di Solarolo (Ravenna) ha deciso di lasciare l’attività di concessionario d’auto per dedicarsi all’allevamento dei suoi amati cani Maltesi e Shih Tzu. «La passione per gli animali in generale mi è stata tramandata da mio padre: lui allevava per passione, soprattutto cani. È morto che io avevo 12 anni, così dopo il diploma sono entrato, come spesso succede, nell’azienda di famiglia che appunto gestiva una concessionaria. Lì sono rimasto ben 25 anni. Però, parallelamente, portavo avanti la mia passione per l’allevamento finché io e mia moglie abbiamo preso la decisione, forse un po’ avventata, di lasciare tutto e intraprendere la strada dell’allevamento professionale».

 

 

Dalla concessionaria d’auto all’allevamento di cani Shih Tzu e Maltesi: un bel salto.

 

Sì, però quando la passione ti prende non ti lascia più. Sono cresciuto così e il ricordo di mio padre ha fatto il resto. Quando ancora non avevo la patente mi dedicavo ad allevare piccoli animali come canarini, galline ornamentali, cocorite, pappagalli, pavoni, cigni. Un regalo non era un regalo se non era legato agli animali: alla comunione uno zio mi ha regalato una capretta; un altro un acquario. E se era un libro doveva essere sugli animali. Mi piaceva allevarli, crescerli, creare le condizioni ideali per farli riprodurre.

 

E poi?

 

Poi, con la patente, la possibilità di utilizzare l’automobile mi ha permesso di passare all’allevamento dei cani e andare alle esposizioni, prendere contatti, visitare gli allevamenti in tutta Europa: tutto sfruttando le ferie. All’epoca non c’era internet e se volevi fare ricerca e conoscere in questo settore non c’era altro modo.

Ma per me è sempre stato così: una passione irrefrenabile. Ogni minuto libero dal lavoro era dedicato a questo. Questo lavoro lo fai anche così, sacrificando un po’ tutto il resto: famiglia, amici… Ho provato tante razze, mantenendo però un punto fisso: lo Shih Tzu, una razza che all’epoca era poco conosciuta in Italia, ma per me aveva un valore affettivo. Si trattava del primo cane regalatomi da mio papà. Da lì è nato l’amore per questa razza che ha delle caratteristiche eccezionali. Ho allevato anche altre razze, ma oggi siamo arrivati ad allevarne solo due, Shih Tzu e Maltesi, perché dopo tante prove abbiamo trovato il nostro cane ideale.

 

 

La passione è sufficiente per diventare allevatore professionale?

 

Alla base c’è sicuramente una grande passione. Il lavoro dell’allevatore non si inventa, lo devi avere nel sangue. Ma non basta amare gli animali. Serve anche molto senso del sacrificio. Un allevamento comporta lavoro costante 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Può capitare che devi essere presente anche di notte, per esempio durante un parto, per assicurarti che tutto proceda bene e intervenire tempestivamente in caso di problemi. È un sacrificio che sopporti solo se hai una passione veramente grande. Chiunque lavori per portare a casa lo stipendio si dà dei limiti nell’orario, nei giorni di lavoro. Come allevatore questo non può essere.

 

 

Da quanto tempo siete allevatori professionali?

 

Sono 16 anni. Noi abbiamo scelto di aprire un’azienda agricola, avendo i requisiti necessari, come ad esempio la disponibilità di un terreno sufficientemente grande. L’allevamento cinofilo, infatti, oggi rientra anche nelle attività agricole, mentre prima era solo commercio e questo ci ha dato una grossa mano a livello fiscale.

Fino ad un certo numero di fattrici e di cuccioli prodotti nell’anno sei un allevatore amatoriale che però non ti permette un ritorno economico: avendo lasciato la nostra attività come concessionari d’auto dovevamo per forza entrare a livello professionale.

 

 

Qual è la sua giornata tipo?

 

Premesso che, come ho detto, un allevamento come il nostro richiede una presenza continua, io mi sveglio verso le sei del mattino, per essere alle 6,30-6,45 in allevamento. Sono il primo ad arrivare perché è mio il compito di fornire il cibo ai cani. Inoltre, grazie all’esperienza acquisita, dagli odori che sento capisco subito se c’è qualcosa che non va, se qualche individuo non sta bene.

Poi arrivano i due dipendenti per le pulizie dei locali, cosa alla quale teniamo molto perché il nostro allevamento è sempre interamente visitabile dai clienti: è una nostra peculiarità, anche per togliere ogni dubbio sullo stato degli animali, su come vengono trattati e allevati. Pulizie e disinfezioni iniziano verso le otto e finiscono verso le 13. Infine, a giorni alterni, si procede con le visite del veterinario che controlla la salute degli animali, esegue le vaccinazioni, inserisce i microchip.

 

Quanti animali avete? A che età prendere un cucciolo di cane?

 

Attualmente abbiamo 150 capi fissi, con il turnover dei cuccioli. Per legge i cuccioli non possono essere ceduti prima dei 60 giorni. Noi li teniamo di più perché trattandosi di razze nane, di piccola taglia, hanno bisogno di un iter più lungo.

Un cucciolo di maltese, ad esempio, a tre mesi pesa solo un chilo: se rimane senza mangiare per due giorni perché magari entra in depressione per lo stacco dai fratelli o dalla mamma va in carenza di zuccheri e bisogna correre dal veterinario. Quindi preferiamo tenerli con noi oltre i tre mesi. Stanno con la mamma i primi 70-75 giorni; poi vengono messi in una sorta di asilo, dove iniziano a giocare con i coetanei di altre cucciolate, a conoscersi, a socializzare e a diventare autonomi.

 

 

Abbiamo detto passione; abbiamo detto esperienza, ma la formazione? Come si diventa allevatori professionali?

 

Purtroppo, in questo campo l’esperienza te la devi fare un po’ sulla tua pelle. A me è capitato di trovare molte porte chiuse. Quando andavo a visitare altri allevamenti per avere suggerimenti e consigli trovavo spesso reticenza e qualche volta persino informazioni per mettermi fuori binario.

Gli allevatori tendono spesso ad essere gelosi del proprio metodo e non lo condividono. Specialmente in passato non c’era la voglia di trasmettere la propria esperienza, come invece faccio io oggi: recentemente sono stati con noi dei ragazzi che vogliono intraprendere questa strada e ho cercato di dargli dei consigli. Anche perché all’inizio sono presi da forti entusiasmi pensando che sia tutto semplice, già con i conti fatti sulla carta, pensano ad un guadagno facile.

Ma non è così.

Conta la qualità: il cane di razza deve rispettare determinate caratteristiche morfologiche e caratteriali. Un bravo allevatore deve mantenere questi standard. Se fai quantità senza guardare alla qualità il cane perde questi requisiti e dopo pochi anni ti sei bruciato.

Ho visto tanti allevatori nascere e morire come funghi. Volevano farne un business, ma non può essere quello il concetto. Anche a me hanno fatto proposte allettanti sulla carta: commercianti o pseudo tali, importatori dall’Est che mi offrivano cuccioli con la possibilità di guadagni molto interessanti, del 200/300% ma avrei rovinato tutto in poco tempo perché la metà o più di questi cuccioli muore presto per svariate problematiche.

 

 

Poi, naturalmente, c’è l’aspetto imprenditoriale: bisogna saper gestire un’azienda.

 

Beh certo, devi gestire un bilancio; devi far quadrare i conti e guardare i numeri. Specialmente se vuoi lavorare sulla qualità: devi fare investimenti per far stare molto bene i cani. Se stanno bene si riproducono e ti danno soddisfazioni, altrimenti no.

La mancanza di pulizia porta malattie e infezioni; se non le nutri a dovere le femmine sono meno feconde e non sviluppano i feti nel modo giusto, si rischiano aborti, cani con imperfezioni, feti deboli e cuccioli che vivono poco. Se investi sulla qualità i costi aumentano.

Ad un certo punto, poi, potresti aver bisogno di dipendenti e dunque aumentano anche i costi di esercizio. E c’è da ammortizzare l’investimento nelle strutture.

Bisogna tener conto di questo nel momento in cui si decide di fare l’allevatore professionale: tutti i mesi devi controllare entrate e uscite, darti degli obiettivi, prendere le iniziative, fare pubblicità investire sull’immagine e promuoverti.

Noi, per esempio, in quest’ultimo periodo abbiamo investito molto sui social. Più lavori alla luce del sole, più le persone si sentono tranquille e questa è l’immagine che vogliamo dare noi.

Il nome dell’allevamento è Famiglia Contarini. E in effetti è proprio così: tutta la famiglia è impegnata nell’azienda. Oltre a mia moglie, sono entrati anche i miei due figli, Michela e Marco. È stata una loro scelta. E questo mi gratifica perché saranno loro a portare avanti la mia attività.

Sitihttps://www.canimaltesi.it  e https://www.canishihtzu.it

 

Il consiglio base per chi volesse aprire un allevamento: da dove partire?

 

Come ho detto si deve avere una passione molto forte. È come nel rapporto di coppia: c’è l’affetto e c’è l’amore. Il piacere verso i cani ce l’abbiamo tutti; la passione è qualcosa di più e bisogna averla fin dall’inizio: non ti fa pesare il tempo che dovrai dedicare a quella che sarà la tua attività.

Ma il consiglio principale è quello di non aprire pensando di fare numeri. Se con una femmina puoi avere 10 cuccioli all’anno non vuol dire che con dieci ne avrai 100, è facile invece averne solo 40. Mi sono capitati ragazzi che venivano da me con questi numeri: meglio lasciar perdere; la natura non dà questo tipo di garanzie. Quindi, è meglio partire con cautela, puntando sulla qualità e scegliere il cane, cioè la razza, ideale per te: se non sei convinto tu non sarai in grado di andare a proporlo agli altri.

Non ultimo, puntare su razze che hanno un mercato, anche se può sembrare brutto dirlo trattandosi di animali, altrimenti resterai a livello amatoriale e non potrai vivere del tuo lavoro.

Infine, dovrai mettere in campo le azioni che servono per avere spazi e attrezzature idonei: oggi per fare questa attività in modo professionale e secondo le normative servono numerosi permessi. Le Asl, ad esempio, impongono la partecipazione ad un corso sul benessere animale prima di rilasciare i permessi (di solito li erogano associazioni tipo Confcommercio). Segnalo che l’allevamento di cani ha una particolarità: il rumore. Si dà il caso, infatti, che i cani abbaiano e quindi, per esempio, viene anche valutata la distanza del vicinato dall’allevamento.

Le Asl sono molto rigide, ormai, a causa di vicende del passato e i controlli sono piuttosto frequenti, soprattutto da parte dei Nas dei Carabinieri.

 

 

Ne avete avuti?

 

Sì, l’ultima ispezione è di un mese fa. In tutto il ravennate hanno fatto controlli a tappeto sia negli allevamenti che nei canili municipali, nelle pensioni eccetera. Ma fanno ispezioni anche le Asl e la Forestale. È un settore delicato: lo stesso cliente che visita l’allevamento se qualcosa non gli quadra può chiamare i carabinieri. Se fai le cose per bene non avrai mai problemi, ma solo soddisfazioni. Lo garantisco.

Articolo scritto da:

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Rosalba Fiore

Rosalba Fiore imprenditrice eduthech, consulente, formatrice, autrice, da oltre vent’anni mette la sua esperienza a completa disposizione dei suoi clienti impegnati in diversi settori produttivi. Ha conseguito due lauree, una in Matematica indirizzo informatico ed una in Ingegneria Industriale indirizzo Gestionale, ha conseguito numerose certificazioni internazionali tecniche, linguistiche, trasversali e didattiche, presso l’Università americana Harvard Business School Online ha seguito corsi specialistici in economia e marketing e innovazione. La dott.ssa Fiore è all’albo dei periti estimativo per la Camera di Commercio per la valutazione dei piani formativi del personale e CTU del Tribunale. E’ stata consulente e formatrice per Alitalia, Poste Italiane, Autostrade per l’Italia, Università Normale Superiore ISUFI etc.

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