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Andare a lavorare come programmatore all’estero

Da oltre vent’anni si sente sempre più parlare della piaga della fuga di cervelli, quel fenomeno per cui le eccellenze delle scienze e delle professioni italiane si vedono costrette a scegliere come luogo di lavoro un paese straniero anziché l’Italia.

Le ragioni possono essere molteplici, ma generalmente si riducono all’unico fattore della meritocrazia: non è un mistero che in Italia troppe volte si vale qualcosa solo se si è qualcuno, mentre altrove si può diventare qualcuno solo quando si vale qualcosa. E luoghi di lavoro più meritocratici spesso si traducono anche in una retribuzione maggiore (o quantomeno proporzionale al costo della vita locale), soddisfazione professionale maggiore e concrete possibilità di crescita.

La tendenza accomuna un po’ tutte le categorie, ma quella delle tecnologie ne sembra essere particolarmente soggetta, soprattutto in virtù delle sempre più vaste aree di utilizzo che i moderni device e l’internet in generale finiscono per ricoprire.

Se anche tu sei hai il sogno di diventare programmatore e lavorare all’estero, le prossime righe potrebbero aiutarti ad avere un’idea più chiara dei passi da seguire.

Come diventare programmatore?

La prima buona notizia, è che per lavorare come programmatore non è necessaria una laurea. L’importante è imparare i più comuni (o i più spendibili) linguaggi di programmazione, applicarsi ogni giorno, e diventare migliori dei propri colleghi.

Il web è ricco di risorse gratuite che ti insegneranno a programmare, ma se cerchi un compromesso fra qualità e prezzo, un buon corso di formazione potrebbe essere quello che fa al caso tuo.

Naturalmente ciò non vuol dire che una laurea non serva a nulla. È sicuramente un documento che ti aiuterà ad avere un curriculum più appetibile per le aziende, ma molte delle competenze che acquisiresti durante un corso di laurea universitario vengono impartite anche mei migliori corsi di formazione indipendenti.

Lavorare come programmatore all’estero

Una volta che avrai terminato gli studi o il percorso di formazione e ti sentirai pronto per metterti alla prova, potrai iniziare a contattare aziende europee e extraeuropee che cercano programmatori.

I Paesi in cui c’è più richiesta sono quelli, manco a dirlo, che fungono da traino all’intera economia continentale. Quindi senza indugiare troppo sulle destinazioni punta sin da subito su Germania, Inghilterra, Svizzera e paesi nordici.

Una semplice ricerca su Google ti mostrerà che le offerte non mancano, ma sarà tuo dovere armarti di buona pazienza e selezionare solo quegli annunci che ti sembrano più rilevanti o attendibili.

Infine, sarà fondamentale che tu disponga di un CV redatto in inglese (ne esistono molti modelli precompilati in rete) e che tu disponga di una buona conoscenza della lingua inglese, perché pretendere di trovare lavoro in un paese straniero parlando solo italiano è una mera utopia.

Studio, caparbietà, ore di esercizio e un buon CV sono le chiavi per trovare lavoro come programmatore all’estero, alle quali non bisogna mai dimenticare di aggiungere una buona dose di spirito dell’avventura, e il dover fare i conti con la nostalgia di casa che prima o poi attanaglia tutti.

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24/01/2019

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