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Introduzione alla Programmazione: I tipi linguaggi dai procedurali a quelli ad oggetti, le differenze

La programmazione risponde ad alcune regole che una volta imparate la rendono tutto sommato semplice e di facile comprensione; esistono diversi linguaggi e molti modi di programmare un computer, anche considerando l’evoluzione della materia, che propone sistemi sempre nuovi e più sofisticati man mano che gli anni passano. Vediamo brevemente quali sono i più utilizzati.

I linguaggi

Elencare e spiegare tutti i linguaggi informatici che sono stati utilizzati nel corso degli anni è un’impresa titanica; solo per elencarne alcuni possiamo nominare il Basic, il C, il Pascal, il php e il Java.
Fondamentalmente però, la loro struttura è sempre simile e traduce in modo univoco le esigenze di ogni processore, che in pratica consistono in codici binari, dove il valore 1 identifica il passaggio di corrente ed il valore 0 l’esatto opposto.
I codici binari che compongono nella maggior parte dei casi quello che è detto linguaggio macchina, sono tradotti in diversi linguaggi per facilitare la programmazione.
I linguaggi o compilatori sono costituiti da un insieme di istruzioni che compongono una lista; molti anni fa essa definiva l’intero programma e utilizzava in diversi casi quelle che erano chiamate subroutines, cioè sottoprogrammi, funzioni o procedure.
Attualmente i programmi più complessi sono invece costituiti quasi interamente da soubroutines o grandi blocchi di programma che prendono il nome di oggetti.

I componenti della programmazione

Un programma funziona utilizzando un insieme di istruzioni come segue:

– dichiarazione delle variabili utilizzate ed inserimento dei dati da parte dell’utente;
– sezioni di calcolo;
– cicli iterativi e condizioni booleane;
– subroutines o sottoprogrammi.

La differenza che intercorre fra un vecchio programma sviluppato in Pascal e un moderno software che utilizza estensioni come i controlli Active X, non è poi così evidente come potrebbe sembrare.
Nel Pascal il richiamo alla subroutine era utile per creare una sorta di ordine, comodo più che altro allo sviluppatore per identificare un particolare blocco di calcoli o una sezione speciale dedicata alla grafica; era sufficiente richiamarla mediante un comando ed il nome ad essa attribuito all’interno del listato per vederla funzionare.
Attualmente il concetto è praticamente identico; il Visual Basic per esempio può essere visto allo stessso modo, ma in realtà tratta come una subroutine l’intero progetto, i moduli per le variabili e le classi che definiscono i forms.
La reale differenza risiede nell’intuizione che diversi sviluppatori hanno avuto con il fine di rendere la compilazione maggiormente fruibile e più snella.

La programmazione a oggetti

Questa tecnologia consiste in quanto segue; ogni programma oggi non è più visto come una lista di istruzioni che contiene le sue procedure, ma come una grande procedura che può essere impiegata a sua volta per costituire un altro programma più complesso.

Ragionando in questo senso ogni programma non è più fine a se stesso, ma può essere un piccolo mattone che insieme ad altri costituisce una costruzione più grande; quello che è ancora più curioso, è che ogni costruzione può essere a sua volta un piccolo mattone, e così via.

La programmazione a oggetti è studiata per ottenere uno sviluppo sempre in avanti, senza dover mai riprendere una serie di calcoli già sviluppata con successo.
Un esempio di oggetto può essere un’istanza di stampa, una procedura che definisce aspetti grafici, un insieme di calcoli per riempire un database.
Ma può diventare un oggetto anche un’intero programma per ufficio che analizza e ordina nomi e numeri di telefono, ed essere per esempio inserito in un software più completo che confronta questi dati con quelli di altre aziende.

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19/03/2019
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