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Ritirato il decreto ministeriale 1171: salvi i corsi di laurea online

Buone notizie per gli studenti e aspiranti tali di Psicologia e non solo: il decreto ministeriale del 23 dicembre 2019 è stato ufficialmente ritirato il 24 febbraio appena passato. Leggiamo la circolare in cui si specifica: “Con la presente si comunica che, a seguito dei rilievi formulati dalla Corte dei Conti in sede di registrazione del provvedimento indicato in oggetto, lo scrivente Dicastero ha provveduto al ritiro del Decreto ministeriale 23 dicembre 2019, n. 1171. Pertanto, in tema di programmazione triennale relativa all’istituzione di corsi di studio, di cui all’allegato 3 del Decreto ministeriale n. 989 del 25 ottobre 2019, continueranno ad applicarsi le disposizioni normative attualmente vigenti in materia”.

 

Facciamo un passo indietro. L’ormai ex Ministro Fioramonti, tre giorni prima di rassegnare le dimissioni, aveva firmato un decreto nel quale si estendevano le condizioni previste per il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria (LM85bis) anche alle classi L19, L24, L39, LM51 e LM85. Ma quali sono queste condizioni? È presto detto: massimo il 10% dei CFU erogabili in modalità telematica online/ a distanza.

 

Nelle ultime settimane c’è stata una fiorente circolazione di titoli non poco allarmistici, e in effetti il decreto, qualora fosse passato, avrebbe leso il diritto allo studio di un’ampia fascia di studenti. L’attenzione è stata posta soprattutto su Psicologia, ma i corsi di laurea coinvolti sarebbero stati anche quelli in Scienze del Servizio Sociale, Scienze Pedagogiche e Scienze dell’Educazione. La motivazione, a leggere il decreto, risiedeva nella “rilevante delicatezza e importanza sociale” delle professioni legate a tali corsi di studio.

 

Comprensibilmente, un’iniziativa di questo genere ha fatto molto discutere, anche perché il messaggio sotteso era quello di una “squalifica” delle università telematiche, come se non fossero all’altezza degli standard qualitativi degli atenei tradizionali. Nulla di più falso: le potenzialità dell’apprendimento formale a distanza sono supportate da svariati studi, per non parlare dei benefici collaterali quali il guadagno di tempo e la possibilità di conciliare le lezioni con i propri ritmi di vita.

 

Qualche giorno fa, con il ritiro da parte della Direzione generale per la Formazione universitaria, l’inclusione e il diritto allo Studio, hanno vinto gli studenti e i docenti che credono nel diritto di tutti ad una formazione accademico, ha vinto il buon senso, ha vinto il futuro dell’Italia. Abbiamo bisogno di professionisti per l’infanzia, e in questo senso le università telematiche coprono un grosso buco lasciato da quelle tradizionali. Nella maggior parte degli atenei, infatti, i corsi di laurea su citati prevedono una prova d’accesso. Quale sia il numero degli ammessi è irrilevante: rimane il fatto che tanti aspiranti psicologi, educatori e assistenti sociali rimangono fuori, con danni sia alla persona che alla società. Gli atenei che erogano corsi online, al contrario, non prevedono test d’accesso, offrendo a chiunque la possibilità di accedere ai più alti gradi dell’istruzione, come del resto afferma l’art. 34 della nostra Costituzione.

 

Pericolo rientrato, grazie a chi ha fatto sentire la propria voce: anche per il prossimo triennio gli studenti potranno seguire le proprie aspirazioni iscrivendosi ai campus telematici, con la garanzia di offerte formative in linea con le indicazioni ministeriali.

05/03/2020
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