Il turismo riparte e cerca nuovi Destination Manager
Pronti, via: con l’entrata in vigore del Certificato Verde (metà maggio) la macchina del turismo italiano si rimette in moto. Sul terreno restano le molte macerie provocate dallo scossone Covid, ma ci sono anche concrete prospettive per un rilancio significativo capace di far tornare meglio di prima una delle principali industrie del nostro paese.
Il Certificato Verde è il documento che attesta l’avvenuta vaccinazione contro il Covid, la guarigione dall’infezione o l’esito negativo del tampone (effettuato nelle 48 ore precedenti: solo i possessori di questo pass (e naturalmente coloro che hanno comprovati motivi di lavoro, salute o necessità) potranno spostarsi da/per Regioni di colore diverso.
Si tratta di una misura che anticipa un provvedimento analogo che sarà preso a livello europeo a partire dalla metà di giugno, per permettere ai cittadini europei di viaggiare tra i Paesi membri senza bisogno di quarantena.
L’Italia, quindi, gioca d’anticipo e non certo per caso: il settore turistico è il nostro petrolio, vale almeno il 10% del Pil e dà lavoro ad oltre 4 milioni di persone. Farlo ripartire significa far ripartire l’Italia, da Nord a Sud. Ma ripartire come?
Il turismo post-Covid
La risposta arriva dal G20 dei ministri europei del Turismo che si sono riuniti virtualmente a Roma il 4 maggio ed è declinata in 7 linee guida (come i 7 Colli di Roma, ha scherzosamente sottolineato il nostro ministro Garavaglia):
- Mobilità sicura
- Gestione delle crisi (ridurre al minimo l’impatto di eventuali crisi future
- Resilienza (garantire un settore turistico solido e stabile
- Inclusività
- Trasformazione verde
- Transizione digitale
- Investimenti e infrastrutture
Si tratta di una sorta di vademecum non solo per ripristinare la fiducia nei viaggi e consentire la ripresa economica, ma soprattutto per imparare dall’esperienza della pandemia.
La quelle, a sentire gli esperti del settore, ha intensificato la domanda turistica di vacanze all’insegna del benessere, dell’esperienza autentica, dello stare bene, in cui salute, cultura, divertimento, sport ed enogastronomia si integrano e concorrono al risultato. Il che rappresenta l’aprirsi di nuove opportunità e nuove formule di offerta, oltre che l’affacciarsi di nuove figure professionali nel settore turistico.
Tra queste, molto interessante è quella del Dmo (Destination Manager Organizer).
Chi è e cosa fa il Destination manager
Il Destination Manager si occupa di valorizzare e rilanciare un territorio, mettendone in luce e promuovendone le peculiarità (culturali, ambientali, enograstronomiche), definendo strategie, coordinando i diversi attori in campo. È un consulente, in sostanza, che può lavorare come professionista autonomo (affiancando le pubbliche amministrazioni o i consorzi turistici) oppure come dirigente in strutture private e pubbliche oppure ancora come esperto nelle agenzie di viaggio, negli Enti di promozione locale, in agenzie di comunicazione o di servizi per imprese alberghiere e operatori del settore.
Come si diventa Destination manager
È una figura professionale innovativa di livello manageriale che necessita di competenze varie: lingue straniere, mercato turistico, marketing, normative del settore, cultura generale, oltre che disponibilità a viaggiare, flessibilità, capacità organizzative.
Imprescindibile è la formazione sul campo, facendo esperienza nella promozione turistica, ma una buona base di partenza è sicuramente una laurea in scienze turistiche, seguita da una laurea magistrale specialistica, in grado di fornire le conoscenze minime indispensabili per una brillante carriera nel turismo.
Se ti piace viaggiare, scoprire nuovi luoghi e nuove culture e fare un lavoro creativo, quella del Destination Manager può essere la professione adatta a te: chiedi informazioni sui nostri corsi online in grado aprirti le porte verso un nuovo modo di fare turismo.